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06/06/2024 06:00:00

Caso Iuventa. Nessun taxi del mare. Le motivazioni della sentenza di Trapani

 La criminalizzazione della solidarietà e dei soccorsi in mare. L’accusa alle ong di essere taxi del mare. Finti agenti infiltrati che sussurravano ai politici di destra per fare propaganda.
Dopo 7 anni si è chiuso il più controverso procedimento contro le organizzazioni non governative impegnate nel salvataggio di migranti in mare. E’ il caso Iuventa, la nave della Jugend Rettet, sequestrata nel 2017 e da allora al porto di Trapani. Qui una approfondita inchiesta di Tp24 su un caso che ha suscitato molta indignazione a livello internazionale.

Il procedimento preliminare si è chiuso ad aprile, con il proscioglimento di tutti gli indagati.
Nei giorni scorsi il giudice per le udienze preliminari (GUP) del Tribunale di Trapani ha depositato le motivazioni della sentenza che, ad aprile, ha prosciolto i membri dell'equipaggio delle ONG Save The Children, Medici Senza Frontiere (MSF) e Jugend Rettet dall'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La decisione mette in luce le gravi carenze dell'indagine condotta dalla Procura di Trapani, evidenziando l'insussistenza delle accuse e smascherando la strumentalità politica alla base delle campagne diffamatorie contro le organizzazioni non governative.


Le Critiche alla Procura di Trapani
La sentenza critica duramente l'operato della Procura di Trapani, accusata di aver “concentrato l'attenzione su aspetti di portata dimostrativa limitata e di non aver considerato tutti gli elementi disponibili o comunque agevolmente disponibili". Gli inquirenti avrebbero presentato “conclusioni come certe”, basandosi su un contesto probatorio parziale e su interpretazioni dei fatti non coerenti con quanto emerso nell'udienza preliminare.

Le parole degli avvocati di Jugend Rettet
Gli avvocati di Jugend Rettet, Francesca Cancellaro, Sandro Gamberini e Nicola Canestrini, hanno commentato la sentenza sottolineando come la verità giudiziaria smascheri le campagne diffamatorie contro le ONG. "La corposa sentenza del GUP presso il Tribunale di Trapani accerta l'insussistenza di un qualsiasi reato e spazza via ogni ipotesi di collaborazione fra ONG e trafficanti", hanno dichiarato, evidenziando un'indagine fondata su "materiale incompleto e analizzato in una prospettiva solo parziale".


Il fallimento delle Autorità di indagine
Secondo la sentenza, le autorità di indagine si sono limitate a fare affidamento sui dati emergenti dai "laconici brogliacci della Centrale Operativa dell'I.M.R.C.C." (Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo), senza acquisire e valorizzare ulteriori elementi probatori. Non sono state considerate, ad esempio, le registrazioni delle comunicazioni telefoniche tra l'I.M.R.C.C. e gli assetti navali coinvolti nei vari eventi di ricerca e soccorso (SAR), né i dati di posizionamento e di tracciamento delle navi intervenute.


La chiarezza della sentenza
Il provvedimento del GUP è chiaro: "gli elementi probatori esposti depongono, in termini di assoluta chiarezza e completezza, per l'insussistenza dei reati contestati agli imputati". Nessuna consegna concordata, nessun "taxi del mare", né condotte tese a procurare l'ingresso illegale dei migranti in Italia. Le fonti di prova non si prestano a soluzioni alternative e non sono interpretabili in maniera diversa da quella accolta dal giudice.

La sentenza del GUP di Trapani rappresenta una vittoria significativa per le ONG coinvolte e per i difensori dei diritti umani. Tuttavia, il lungo processo e le accuse infondate hanno arrecato danni considerevoli alle organizzazioni e alle persone coinvolte.


La necessità di cambiare le normative
Amnesty International ha sottolineato l'urgenza di modificare le normative nazionali ed europee sulla facilitazione dell'immigrazione irregolare. La criminalizzazione del salvataggio in mare, spesso attuata attraverso norme formalmente amministrative ma in realtà punitive, “rappresenta un grave ostacolo per chi opera in difesa dei diritti umani”.