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23/06/2021 06:00:00

Il Pnrr in Sicilia farà i conti con i molti Comuni in dissesto finanziario

 Le molteplici aspettative riguardo ai fondi da spendere, relativi al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nell’Isola, dovranno fare i conti con una serie di macigni. I sassi da rimuovere riguarderanno sia gli aspetti finanziari che quelli legati alle risorse umane necessarie a dipanare l’intricatissima situazione.


I 12 PASSI DELLA BUROCRAZIA – Per gli interventi che vedranno coinvolti in modo diretto gli Enti locali, nelle schede progetto sono previsti fino a 12 passaggi burocratici per giungere all’obiettivo finale. Fra decreti, bandi ed intermediazioni si nascondono i rischi che potrebbero ostacolare la spesa effettiva dei soldi stanziati dall’Ue per il ‘Pnrr’. Lo svincolo attraverso cui dovranno passare i fondi, e che preoccupano molto gli amministratori locali, sono principalmente due: le intermediazioni ministeriali e quelle regionali. Procedure che, se non saranno velocizzate, rischiano di innalzare ostacoli quasi insormontabili per gli Enti locali nell’attuazione concreta dei progetti.

NELLE MANI DEGLI ENTI LOCALI (SEMI FALLITI) – Due miliardi e mezzo di debiti fuori bilancio sono l’indice della temperatura finanziaria in cui versano moltissimi Comuni italiani. Sono somme che le amministrazioni hanno speso, ma che non erano previste, né prevedibili, e nemmeno iscritte a ruolo. Con tale grosso cruccio sul groppone gli Enti locali hanno dovuto subire il blocco dei concorsi pubblici – che, lo ricordiamo, dovrebbe essere la norma (costituzionale) per le assunzioni nel pubblico impiego – poiché grazie alle selezioni, e non alle clientele, si ha la garanzia di assumere i migliori – rinunciando così a professionalità ‘fresche’, esperte e digitalizzate, indispensabili ora più che mai, negli uffici tecnici, di ragioneria ecc. Senza tali professionalità la capacità di masticare, digerire ed assimilare i progetti finanziati col ‘Recovery fund’ sarà destinata, se non ad un quasi sicuro fallimento, ad un rischio molto elevato di fare un mega flop.

UNA SENTENZA ACCENTUA IL CRAC FINANZIARIO PER 812 COMUNI – Non più trent’anni ma solamente tre. Lo ha stabilito la sentenza della Corte costituzionale a fine aprile di quest’anno in merito alla restituzione di una parte dei debiti contratti dai Comuni italiani e, cioè, quelle inerenti le anticipazioni di liquidità, possibili dal 2015 in poi per il pagamento dei fornitori. La musica adesso è cambiata poiché la Consulta ha stabilito che le generazioni future non possono accollarsi debiti dei quali benefici non hanno usufruito. Il panico si è sparso, da allora, in molti Enti locali perché dover far fronte, di punto in bianco, a una tale mole di debiti, potrebbe mandare a carte e quarantotto le già esauste casse di 812 Enti che versano già a rischio fallimento, 129 dei quali già in pre-dissesto e 34 in dissesto finanziario.


L’ANCI SICILIA – Dopo aver rinnovato la richiesta di avviare un tavolo di confronto tra Stato, Regione e sistema delle Autonomie locali, il presidente dell’Associazione dei comuni siciliani, Leoluca Orlando ha sottolineato come le devastanti conseguenze della mancata applicazione del federalismo fiscale e di interventi perequativi abbiano penalizzato i comuni al punto da non metterli nelle condizioni di chiudere i bilanci e, di conseguenza, garantire i servizi essenziali ai cittadini. Nel corso dell’incontro, organizzato il 18 giugno dall’ANCI Sicilia, numerosi sindaci hanno poi illustrato le principali criticità degli enti locali riferendosi, in particolare, alla riduzione dei trasferimenti regionali e nazionali, alla difficoltà nella gestione dei tributi locali e all’inadeguatezza di Riscossione Sicilia, all’alto numero di comuni in dissesto e pre-dissesto, al ritardo dei pagamenti dei debiti commerciali e alla carenza di figure professionali nei servizi finanziari, negli uffici tecnici e nei servizi sociali. I sindaci dell’Isola, durante la riunione, si sono confrontati con senatori e deputati nazionali delle diverse forze politiche per analizzare le difficoltà del sistema delle Autonomie locali e l’inadeguatezza dell’attuale quadro normativo, con riferimento ad aspetti di carattere finanziario e organizzativo.


500 MILIONI L’ANNO PER TRE – Gli amministratori locali hanno, quindi, sottolineato la necessità di chiedere al Governo nazionale “lo stanziamento straordinario di 500 milioni di euro all’anno per un triennio a favore degli enti locali siciliani, una iniezione di risorse fino alla definizione dell’attuazione dello Statuto siciliano con interventi compensativi previsti dallo stesso federalismo fiscale, e mai riconosciuti in Sicilia, in danno dei livelli essenziali delle prestazioni e dei bisogni standard”.

RISCOSSIONE FARLOCCA – Il presidente dell’ANCI Sicilia ha concluso l’incontro sottolineando la necessità “di prevedere interventi significativi per l’allentamento dei vincoli del Fondo di garanzia per i crediti commerciali  e del Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE). Bisogna, inoltre ricorrere anche alla cessione allo Stato del solo 50% dell’ammontare complessivo dei crediti – richiesti dai comuni ai cittadini ma non riscossi da Riscossione Sicilia - per compensare in parte i difetti inaccettabili e le criticità del sistema di riscossione regionale e nazionale. Nei prossimi giorni – ha concluso il presidente Orlando – chiederemo un incontro al presidente Mario Draghi, sottolineando il carattere di assoluta urgenza delle misure richieste, al fine di evitare il tracollo finanziario e funzionale dei comuni siciliani”.

Alessandro Accardo Palumbo
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