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06/02/2014 07:00:00

Sicilia. I pasticci dei deputati regionali e il pericolo di una nuova sanatoria

Gli abusivi siciliani possono riprendere a sperare. I nostri deputati regionali hanno combinato l’ennesimo pasticcio (che distrattoni!) e adesso oltre 6 mila case abusive, di quelle brutte, volgari, e che stuprano il territorio, rischiano di essere riabilitate. Andiamoci con calma. E facciamo un passo indietro. A dieci anni fa. Nel 2003, l’anno della grande sanatoria edilizia del Governo Berlusconi, che però prevedeva l’impossibilità di sanare “immobili costruiti in aree a vincolo relativo”. Ebbene i deputati regionali che a quell’epoca sedevano all’Ars hanno fatto un po’ confusione, e hanno recepito della sanatoria, della legge nazionale, soltanto i termini di presentazione delle domande. E non tutta la norma in blocco. Che distratti. Adesso il Consiglio di giustizia amministrativa ha stabilito che la non sanabilità degli immobili costruiti in aree vincolate non è obbligatoria. Quindi? Tutte le domande non esaminate da Comuni e Regione devono essere rispolverate, messe sul tavolo dei solerti funzionari, e controllate. Complimenti. Il dirigente generale del dipartimento urbanistica della regione sicilia, Gaetano Gullo, tranquillizza tutti: “Non significa che sono sanate, ma deveono essere solo esaminate. Daremo battaglia tenendo presente che valfono sempre i vincoli di inedificabilità assoluta, ad esempio in riva al mare, ma dovevamo riaprire i faldoni per non essere sommersi da contenziosi”. Menomale. Intanto l’Arta, l’assessorato regionale al territorio e ambiente, ha cominciato ad avvisare tutti gli enti locali coinvolti sulla decisione del Cga, e sul fatto che le pratiche in un primo momento escluse perchè riguardanti immobili in aree vincolate devono essere ricontrollate. “Nessuno parli di condono e sanatoria per tutti - dice Gullo. Dovevamo emanare la circolare che riapre le istanze perché non avevano altra scelta: dopo la sentenza del Cga rischiavamo di perdere centinaia di ricorsi per mancato esame delle istanze, con un danno erariale notevole per la Regione e per gli enti locali”. Ma riaprire vecchie scartoffie può essere pericoloso. E gli abusivi sperano di acciuffare un’ennesima sanatoria. Il cavillo è dietro l’angolo. La questione ha fatto impazzire la polemica con un ddl presentato dal M5S all’Ars per stoppare il riesame delle pratiche. “L'urgenza - commenta Giampiero Trizzino, presidente commissione ambiente all’Ars - è determinata dall'ok del Consiglio comunale di Palermo a un parere del Cga per il riesame delle pratiche. Il parere non è vincolante, ma la politica deve tracciare il percorso da fare in fretta. Il rischio è che altri Comuni seguano l'esempio e diano il via libera al riesame di migliaia di pratiche che, alla luce di una discutibile interpretazione di un parere del Cga, potrebbe stravolgere il volto dell'Isola e sanare abusi ovunque”. L’assessore al Territorio e Ambiente Mariella Lo Bello precisa che il suo assessorato “non ha mai avallato interpretazioni sbrigative, né ha inteso derogare dalla stretta osservanza della normativa vigente che, chiaramente, esclude in Sicilia, ogni possibilità di riaprire i termini di riproposizione di nuove istanze o di riesame improprio di migliaia di casi di abusivismo”.

Se guardiamo i numeri, qualche brivido viene però. Perchè, secondo l’ultimo monitoraggio dell’Arta, sono esattamente 6.162 le domande che dieci anni fa non sono state esaminate perchè non potevano accedere al condono voluto dall’allora premier Berlusconi (chi non lo ricorda, doveva far risollevare l’economia nazionale e riprendere l’edilizia) perchè ricadevano in aree vincolate. Oltre sei mila pratiche, suddivise così: 1.271 in provincia di Agrigento, 1.786 a Catania, 77 a Enna, 290 a Messina, 1.772 a Palermo, 433 a Ragusa, 58 a Siracusa e 475 a Trapani. Bastano? No. Perchè a queste pratiche se ne potrebbero aggiungere altre migliaia, sono quelle già istruite o definite che dovranno essere riviste per capire quante sono state erroneamente bocciate perchè gli immobili sono in aree a rischio idrogeologico o sotto vincolo paesaggistico. E qui i numeri sono ancora più alti. Ad esempio in provincia di Trapani, per la sanatoria del 2003, sono arrivate 7.611 domande. In provincia di Palermo 7.133, a Messina 8.240, a Catania 5.568, Agrigento 3.875, Caltanissetta 326, Ragusa 2.666, Siracusa 1624, Enna 497. Negli anni le coste e le aree vincolate sono state saccheggiate dalle costruzioni abusive. In sicilia, le richieste di sanatoria, presentate negli ultimi 30 anni sono 772 mila 220. Circa 502 mila sono state presentate in occasione della sanatoria del 1985, altre 180 mila nel 1994, e 90 mila nella sanatoria del 2003. Le località più danneggiate sono ovviamente quelle estive, quelle dove fioccano villette al mare. In cima alla lista c’è Pantelleria, dove nel 2003 si contavano 1.170 abusi edilizi, il 19,36% del totale, su una popolazione di sei mila abitanti. Seconda un’altra cittadina trapanese. San Vito Lo Capo, la meta turistica d’eccezione della provincia di Trapani, e tra le più violentate dal mattone selvaggio. Qui siamo a 585 strutture fuori legge, il 14,95 % del totale, in un comune di 3.900 abitanti. Terza c’è Lipari, nelle Eolie, con 1.471 abusi censiti, il 14,37%, su una popolazione di circa 10 mila abitanti.