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19/04/2017 06:10:00

Denise Pipitone, oggi a Roma il via al processo davanti alla Corte di Cassazione

E’ forse una delle tappe più importanti da tredici anni a questa parte quella che vive questa mattina Piera Maggio, la mamma di Denise Pipitone che, da quando il 1 settembre del 2004, giorno in cui la figlia scomparve nel nulla mentre giocava davanti la porta di casa della nonna, non si è mai rassegnata e ha continuato a lottare per la sua bambina, vivendo questi anni tra indagini, processi e la speranza mai crollata di riabbracciare la figlia.

Oggi, davanti alla quinta sezione della Corte di Cassazione a Roma, si apre una nuova pagina del procedimento giudiziario che vede imputata la sorellastra Jessica Pulizzi, accusata del sequestro della piccola Denise. Non sono bastati i due processi che si sono conclusi con l’assoluzione dell'imputata a chiarire fino in fondo la vicenda e la difesa ha fatto ricorso in Cassazione. Il 27 giugno del 2013 la sentenza di primo grado dei giudici del Tribunale di Marsala ha assolto la Pulizzi per mancanza di prove sufficienti a dimostare che sia stata lei a rapire la bambina perché nutriva del risentimento nei confronti di Piera Maggio, che aveva una relazione con il padre Pietro Pulizzi, nonché padre naturale di Denise.

Jessica Pulizzi è stata assolta dal Tribunale di Marsala dall’accusa di concorso in sequestro di minorenne “per non aver commesso il fatto”, anche se con la formula del secondo comma dell’articolo 530 del codice di procedura penale: “mancata o insufficiente formazione della prova”. I pm avevano chiesto 15 anni di carcere. Il 2 ottobre del 2015, i giudici della Corte d’Appello di Palermo confermano la sentenza di primo.  Il procuratore generale Rosalba Scaduto aveva chiesto, anche in questo caso 15 anni di reclusione per la giovane accusata di sequestro di persona.

Sono passati tredici anni come dicevamo dalla scomparsa di Denise, e in questi anni è successo di tutto. Dalle intercettazioni delle frasi "schock" apprese durante i processi: "Eramu n’casa… a mamma l’ha uccisa a Denise” che sarebbe stata pronunciata da Jessica Pulizzi durante un dialogo con la sorella minore Alice e “Io a casa c'a purtai” (a casa gliela portai), riferita sempre dalla Pulizzi alla madre Anna Corona,  ai tanti casi di avvistamento di Denise, rivelatesi poi delle bufale.

Tanti anni trascorsi dalle prime confuse indagini con le dichiarazioni dell'ex Procuratore della Repubblica di Marsala, Antonino Silvio Sciuto, che continuava a ripetere che Denise era viva e presto avrebbe fatto ritorno a casa, alle tante piste seguite, da quella familiare, a quella che voleva la bambina rapita dagli zingari, agli abbagli presi dagli inquirenti, quando pensavano di aver trovato Denise e invece si trovarono di fronte ad una pianta morta. E poi, la pista kosovara, in cui entrò nella vicenda l'imprenditore svizzero di origine kosovara Bahgjet Pacolli, l'ex marito di Anna Oxa. Tre mesi dopo la scomparsa, si interessò lui stesso per trovare Denise fra gli zingari, ma subito dopo sparì, dicendo soltanto di cercare la bambina a Mazara. 

Ed ancora, tanti avvistamenti, "Denise a Milano", ripresa dal telefonino di una guardia giurata; "Denise in Grecia", dove sull'isola di Kos la polizia avrebbe trovato una bimba di otto anni che parlava perfettamente l'italiano a differenza della donna che diceva essere sua madre. Nulla di fatto anche quella volta. L'esame del Dna fugò ogni dubbio. Quella bambina non era Denise.

In un continuo alternarsi di ipotesi e avvistamenti c'è stata anche la versione, secondo la quale il corpo della bambina sarebbe stato tenuto in un congelatore e poi buttato nel mare di Palermo. A raccontare quella storia fu Giuseppe D'Assaro, in carcere per omicidio, che ha confessato di aver aiutato l'ex moglie a disfarsi del corpo della piccola. La donna che accusava, era la zia della bimba Rosalba Pulizzi, sorella del padre naturale, Piero Pulizzi.

Una versione che, in un primo momento venne creduta dagli inquirenti, ma che non ha mai avuto riscontri con la realtà. E poi il filone d'inchiesta su Anna Corona, o altri per i quali si è chiesta l'archiviazione. Dai processi, sono emerse le tante contraddizioni in cui è caduta l'imputata Jessica Pulizzi, ma nessuna talmente schiacciante  da provarne la colpevolezza.

E infine, tra la lunga serie di avvistamenti e segnalazioni di Denise, la lettera anomina inviata alla trasmissione di Rai Tre, Chi l'Ha Visto? in cui si indicava il luogo dove sarebbe stata sepolta la bambina dopo il rapimento, in contrada Ferla alla periferia di Mazara o l'ultimo caso partito da uno strano messaggio ricevuto da Piera Maggio su facebook in cui si diceva "Mamma sono Denise" e che ha portato a cercarla in una scuola di Tito in Basilicata. Oggi, dopo tredici anni, si apre una nuova pagina giudiziaria per la scomparsa di Denise Pitone.