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21/06/2013 04:20:46

Fine corsa per le Province in Sicilia. Si chiude un'epoca. Ecco adesso cosa succede

 Non ci saranno nuove elezioni dopo la legge approvata dall'Assemblea regionale siciliana che ha portato all'abolizione delle Province.  Il presidente Peppe Poma è stato  critico: «Con l'abolizione delle Province, la Regione ha compiuto un vero e proprio salto nel buio, le cui conseguenze cominciano ad essere drammatiche in termini di mantenimento dei servizi, ma anche dei livelli occupazionali e del rispetto delle scadenze retributive». A Trapani ci sono molte incertezze per  l'aeroporto di Birgi, la Megaservice, la FuniErice, il Consorzio Universitario, la Fondazione Orestiadi di Gibellina, l'ente Luglio Musicale Trapanese, la Biblioteca Fardelliana e gli istituti degli Ottici e Corallai e del Liceo Linguistico di Marsala.

Si chiude un'epoca per le Province regionali che furono varate  nel 1986 come un ente intermedio di cerniera tra gli enti locali e la Regione. 
Nel corso degli anni, le Province regionali sono state via via svuotate delle loro competenze con la creazione degli Ato rifiuti, poi degli Ato idrici e della programmazione urbanistica. Eppure l'art. 15 dello Statuto autonomistico le aveva già soppresse nel lontano 1946, prevedendo l'istituzione di Liberi consorzi di comuni. Ciò che si dovrebbe fare con la legge approvata dall'Ars  pochi mesi fa. Sono già state insediate le commissioni di studio che dovranno fornire al governo regionale tutti gli elementi utili per redigere l'apposito disegno di legge. Non si sa ancora quanti potranno essere i nuovi Consorzi - c'è chi dice almeno 12 - e quali competenze avranno.

Patrizia Valenti, assessore regionale alle Autonomie locali spiega quello che accadrà: "Per evitare il dissesto degli enti il governo regionale sta definendo una manovra di assestamento del bilancio, tenendo invariati comunque i saldi. Il personale stia tranquillo, non si perderà un solo posto di lavoro. Sono previsti quattro gruppi di lavoro. Il primo si occuperà delle città metropolitane; il secondo delle funzioni delle ex Province e delle nuove regole per Consorzi e singoli Comuni; il terzo della parte economico-fiscale: mutui in corso, tasse, patrimonio immobiliare e aziende partecipate; il quarto gestirà il coordinamento fra gli enti che in atto insistono sui territori provinciali, tra cui Consorzi di bonifica, Ato rifiuti e idrici. Entro la pausa estiva terminerà il lavoro preparatorio. Subito dopo partirà la richiesta agli enti locali su come si vogliono aggregare. Ritengo che saranno rispettati i termini di legge". 
Una boccata d'ossigeno è arrivata in extremis con la firma dell'accordo sul patto di stabilità verticale. La Regione ha ceduto spazi finanziari alle Province per 57 milioni di euro, distribuiti ai nove enti: 13 milioni a Palermo; 11,8 a Catania; 6,1 a Messina; 5,6 a Siracusa; 5,2 a Ragusa; 4,8 ad Agrigento; 4,4 a Trapani; 3,3 a Enna; 2,8 a Caltanissetta. Ma si tratta di fondi destinati a essere "bruciati" in breve tempo. Ben poca roba rispetto ai 292 milioni di debiti che la Regione  erediterà dalle 9 Province.

«Il risparmio complessivo stimato in 50 milioni - ricorda l'assessore Valenti - dipende innanzitutto da 10-15 di costi della politica, mentre il resto si otterrà mettendo a regime il coordinamento di enti, consorzi e patrimoni delle Province». Un risparmio-bluff, secondo i detrattori della legge. A partire dall'Upi (Unione province italiane): nel 2012 il costo della politica nelle 9 Province siciliane ammonta a 17 milioni (3,39 euro per ogni siciliano), al fronte dei 166 milioni spesi dalla Regione (32,97 euro a cittadino) e ai 58 milioni di indennità e gettoni nei Comuni, con un'incidenza pro capite di 11,53 euro). Inoltre c'è il dato del personale: la Regione spende oltre 9 miliardi di euro per i 17.157 dipendenti (di cui l'11% dirigenti), che costano a ciascuno cittadino siciliano 321,33 euro; i Comuni spendono in stipendi 4,5 miliardi per oltre 40mila dipendenti (289,33 euro a cittadino); le Province pagano per i 5.600 assunti (l'1,8% dirigenti) circa 600 milioni, ovvero 39 euro a contribuente. «È evidente che se si deciderà di spostare il personale delle Province nella Regione o sui Comuni la spesa pubblica aumenterà vertiginosamente», preconizza il presidente dell'Upi Antonio Saitta. Che invita la Regione a guardare un altro tipo di spending review, quella «delle società e degli enti strumentali che sono il vero spreco della politica». La Regione ne ha 206, che nel 2012 sono costati oltre 28 milioni di euro; una spesa destinata per quasi il 90% al pagamento dei costi dei Cda, delle sedi, del personale. Numeri che, assieme ad altre valutazioni politiche, portano il deputato regionale Enzo Vinciullo a invocare il dietrofront su «un provvedimento preso sull'onda delle emozioni e della follia politica complessiva, chiedendo che «si torni in Aula e si faccia una nuova legge, dando più competenze alle Province, così come in un mio ddl, abbattendo davvero i costi della politica e tutelando stipendi dei dipendenti e scuole».