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18/11/2022 06:00:00

Massoneria. La legge Anselmi “fatta dai massoni” e la scalata della ‘ndrangheta

 Esistono le logge coperte? Ne fanno parte anche alcuni di quei massoni che appartengono a quelle ufficiali? È vero che la ‘ndrangheta è arrivata al nord infiltrandosi nelle logge massoniche? La legge Anselmi è sufficiente ad impedire la formazione di queste logge coperte?

Sono domande che hanno ricevuto delle risposte, grazie all’audizione del professor Giuliano Di Bernardo nella Commissione Parlamentare Antimafia, contenuta nella recente corposa relazione sui rapporti tra criminalità organizzata e logge massoniche. Di Bernardo è stato Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (G.O.I.) dal 1990 al 1993 e poi fondatore e Gran Maestro della Gran Loggia Regolare d’Italia (G.L.R.I.).

 

Sulle logge segrete e sui cosiddetti massoni “all’orecchio”, ha ricordato un episodio accaduto non appena divenne Gran Maestro del Goi, quasi dieci anni dopo la legge “Spadolini-Anselmi” che, dopo lo scandalo della P2, dava attuazione all’articolo 18 della Costituzione che dispone il divieto di associazioni segrete.

Un “fratello” andò da lui dichiarando di appartenere “all’obbedienza della loggia coperta di Armando Corona” e di voler transitare in quella di Di Bernardo, convinto che anche lui ne avesse costituita una, come aveva fatto Corona (che era il suo predecessore).

Di Bernardo ricorse ad un espediente: gli disse di fare una richiesta scritta, indicando esplicitamente la loggia coperta di provenienza ed ottenendo quindi  una prova inconfutabile dell’esistenza della loggia segreta di Corona. Prova che passò al procuratore della Repubblica di Palmi, Agostino Cordova, che in quel periodo stava indagando  sulle derive illecite della massoneria.

Il caso però fu archiviato, proprio sulla base della legge “Spadolini-Anselmi”, secondo la quale la loggia di Corona non era illegale. Certo, era segreta, ma non bastò. Doveva essere provato un altro requisito: “che avesse tramato contro lo Stato”. E questo non era stato accertato. Ecco perché tutto finì in una bolla di sapone.

 

Secondo Di Bernardo, la legge “Spadolini-Anselmi”, più che dare attuazione all’articolo 18 della Costituzione, ne aveva in realtà neutralizzato la portata. Un caso? No.

A partecipare attivamente all’elaborazione del relativo testo – racconta - c’era qualcuno che nel 1993 gli aveva confidato che “quella legge, che è stata voluta per impedire la formazione delle logge coperte, in realtà le tutela”.

Si trattava del professore massone Paolo Ungari, che gli spiegò come nella prima parte venissero vietate quelle che occultavano la loro esistenza, anche all’interno delle associazioni palesi e nella seconda parte fossero “vietate e condannabili alla sola condizione che tramino contro lo Stato”.

Della legge del 1982… voglio vedere quando se ne accorgeranno!” aveva confidato sodisfatto al professor Di Bernardo.

Ungari non era un tecnico qualsiasi. Era consulente per gli Affari Costituzionali nello staff del capo di gabinetto del Presidente del Consiglio, all’interno del governo Spadolini del 1981-82. Dieci anni prima, dirigeva come vicario il Servizio studi ed inchieste parlamentari con competenza sulla Commissione antimafia e fu nominato capo di gabinetto del vice-presidente del Consiglio La Malfa nel quarto governo Moro.

In sintesi - si legge nella relazione – utilizzando le parole dell’ex Gran Maestro Di Bernardo, può affermarsi che la legge Spadolini-Anselmi “è stata scritta da Massoni”.

Oggi Ungari non può essere audito, perché è morto nel 1999 in circostanze mai chiarite, nel vano ascensore di un immobile in via Ara Coeli a Roma.

 

Ma di cosa parlano i massoni?

Elevamento spirituale , filosofico e culturale dell’uomo? Ritualità esoteriche? Certamente. Eppure secondo il professor Di Bernardo, il Gran Maestro Corona sarebbe stato coinvolto anche in un traffico d’armi. Una vicenda che aveva segnalato anche all’autorità giudiziaria, ma senza alcun esito. “Per lo Stato italiano – spiega Di Bernardo – non è reato fare traffico di armi se si vendono le armi prodotte d Finmeccnica. Infatti, anche su questo punto il mio predecessore non è stato ritenuto colpevole dal Gip che indagava sul Grande Oriente, perché se il Gran Maestro ha contribuito a vendere le armi italiane prodotte dalla Selenia di Finmeccanica, addirittura ha fatto un’opera meritoria e andrebbe ringraziato”.

 

Poi c’è il punto sull’identificazione dei massoni. “Il 73,3 per cento degli iscritti non risulta identificabile – ha affermato l’ex Gran Maestro – Com’è possibile che a un nome, cognome e indirizzo non corrisponda una persona reale e concreta?”.

Il cuore del problema starebbe proprio nella mancanza di trasparenza  degli elenchi degli scritti alla massoneria, in realtà un “modo per realizzare una forma di copertura in favore degli iscritti alle logge coperte di un tempo”.

 

Oggi, in Italia, la massoneria starebbe attraversando una fase di crisi e debolezza senza precedenti. E “quando un’obbedienza massonica è debole ed è in crisi, diventa facile preda di organizzazioni criminali che cercano di impossessarsene”.

E’ il caso della ‘ndrangheta calabrese nell’inchiesta della procura della Repubblica di Aosta, l’indagine “Geenna”. Di Bernardo, avendone approfondito gli atti, ha sottolineato come il modus operandi della ‘ndrangheta sia stato un vero “capolavoro”.

Si legge infine nella relazione: “Il progetto perseguito dai massimi esponenti della ’ndrangheta, già presenti in logge massoniche, di conquistare determinate posizioni di potere pubblico nella Regione è stato pianificato e puntualmente realizzato sfruttando abilmente la stessa rete di relazione massonica, cioè coltivando opportuni contatti con i ‘fratelli’, posti in posizioni chiave negli assetti locali di potere, iscritti alle logge aostane”.

Negli anni Novanta, il procuratore della Repubblica di Palmi, Agostino Cordova, aveva detto che “il progetto di espansione al Nord della ’ndrangheta facesse perno su una pianificata infiltrazione nelle logge massoniche”.

Non fu creduto.

 

Egidio Morici