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20/12/2022 02:00:00

Memoriae

 Memoriae

Ego ab adulescentia mea in terra calida
pedes meos nudos habeo memoriam

Io, sapete, ho ricordi non vaghi di una Sicilia arcaica e assai povera, di facce bruciate dal sole e di muli pensierosi sulle cime dei colli, del rombo di un motore che annaspa
in una nube bizzarra
di polvere bianca sulla trazzera.

Nel cortile, le spalle rivolte al mare, era allora la vita dei vecchi; seduti e ammantati, ascoltavano muti la voce del vento.
Mio padre emigrato in una terra straniera, mia madre piangente, ogni giorno evocava.

Ricordo, d'estate, i miei piedi nudi sulla terra rovente,
le strida degli aironi appena giunti
dall' Africa, i miei compagni dalla pelle ormai nera, l'odore forte di vino dei vecchi nei malaseni,
le giovani donne sotto l'ombrello
al riparo dal sole.

D'inverno, però, pioveva abbondante, sapete? Le tempeste invernali ed il bieco Maestrale si accanivano sulla casa con furia
sferzante, e dei pini e del sambuco facevano scempio.
Oh, vedo ancora le imposte tremare, e mia madre e la nonna vestite di nero, in silenzio, pregare.

A otto anni, sapete, io
sapevo distinguere il grano dall'orzo,
riconoscere un campo d' avena,
seguire le orme di un animale sulla terra battuta, estrarre la radice succosa di un'erba.

Il mare non era troppo lontano, si sentiva dovunque il suo odore come fosse profumo di donna; era quieto tra i canneti e nelle saline, felice all'orizzonte e nello Stagnone. La brezza, la sua dolce compagna, per ognuno veniva alla sera con una carezza.

In estate,
come lepri, si correva liberi nei campi di
grano appena mietuto, e la sera si stava coi grilli fino a notte inoltrata, felici, a cantare.
Al mattino, insieme alle donne, dalla collina guardavamo il mare.

Di quegli anni ho ricordi non vaghi.
Mi sono nutrito d'uva e di fichi,
d'arance e di sogni. Ho riposato
all'ombra di una vigna.
Ho dormito su bianchi tetti moreschi, nei dammusi, e sotto le stelle.
Ho riempito bummuli e quartare alla fonte,
poiché mia madre voleva solo quell'acqua,
che sgorgava gioiosa da un antro selvaggio.

Ovunque sono andato,
ho portato con me il ricordo di un tempo lontano, la vita quand'ero
straniero a me stesso e sognavo
la vita di un altro, ancora ragazzo.

Seppure soffrendo
ho vissuto,
ignaro che sarei ritornato un giorno
alla terra amata,
poiché io sono radice
e sono anche il vento.

Marcello Ritondo