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24/11/2015 07:00:00

Mafia, eolico e corruzione. Chiesta l'assoluzione per l'imprenditore Melchiorre Saladino

  Un ritardo nell’autorizzazione di proroga del decreto autorizzativo delle intercettazioni ha reso queste ultime “inutilizzabili” nel processo che, davanti il Tribunale di Marsala, per corruzione con l’aggravante di aver favorito la mafia, vede imputato il 66enne imprenditore salemitano Melchiorre Saladino. Per questo problema formale, il pm della Dda Pierangelo Padova è stato “costretto” a chiedere l’assoluzione dell’imputato. La dichiarazione di penale responsabilità dell’imputato è stata, comunque, invocata dal legale di parte civile, l’avvocato Peppe Gandolfo, che rappresenta l’associazione antimafie e antiracket “Paolo Borsellino”. Dopo la requisitoria del pm, ha tenuto la sua arringa l’avvocato Vito Galluffo, per il quale Saladino deve essere assolto anche nel merito. Il Tribunale dovrebbe emettere la sentenza nella serata del 16 dicembre. L’imprenditore salemitano è accusato di aver versato 100 mila euro all’ex consigliere comunale di Castelvetrano Santo Sacco (Forza Italia-Pdl) affinché questi convincesse i suoi colleghi ad approvare il progetto per la realizzazione di un parco eolico. Il processo a Saladino scaturisce dall’operazione della Dda di Palermo “Mandamento” (7 dicembre 2012), quando furono arrestate sei persone, tra le quali Sacco (condannato, in primo grado, dal gup di Palermo Guglielmo Nicastro a 12 anni di carcere per associazione mafiosa ed estorsione, condanna poi ridotta in appello a 8 anni e 7 mesi, con assoluzione da corruzione), accusate di avere favorito l’infiltrazione delle famiglie mafiose di Castelvetrano e Salemi nel settore delle energie rinnovabili. Ciò attraverso la sistematica acquisizione dei lavori per la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici nelle province di Agrigento, Palermo e Trapani. I proventi illeciti sarebbero stati in parte utilizzati per sostenere la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Tra gli arrestati dell’operazione “Mandamento” non figura Melchiorre Saladino, che però era finito in manette nel febbraio 2009 (operazione “Eolo”) in quanto considerato dagli inquirenti il trait d’union tra imprese, politica e mafia per la realizzazione di un parco eolico. Davanti al gup di Palermo, poi, Saladino patteggiò una condanna per corruzione con l'aggravante di avere favorito Cosa Nostra. I fatti per i quali Saladino è finito sotto processo davanti il Tribunale di Marsala sono venuti alla luce proprio grazie quelle intercettazioni, telefoniche e ambientali, che adesso si scopre essere “inutilizzabili” per un problema squisitamente formale.