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24/05/2019 09:58:00

Un Paese dove informare sta diventando un rischio

 Ieri un cronista di Repubblica è stato preso a manganellate dalla polizia a Genova.

Sono tempi sempre più difficili per chi fa informazione. Noi di Tp24 lo sappiamo bene. Per le nostre inchieste, la nostra linea editoriale che non fa sconti al potere (qualunque esso sia, dalla mafia, al partito “plebiscitario” di turno), per il nostro modo di intendere il giornalismo, e praticarlo, in Sicilia occidentale, riceviamo in continuazione insulti, minacce, querele e richieste di risarcimento danni.

Ci preoccupa la violenza fisica contro i giornalisti, e ci preoccupa quella verbale. Ci preoccupa il crescente isolamento che subisce chi cerca di fare bene il mestiere del giornalista.

No, davvero, un clima così non si era mai visto.

Facciamo pertanto nostre le parole del collega Carlo Bonini, oggi, su Repubblica:

Un Paese che comincia a pensare che i giornalisti ma, meglio sarebbe dire, il giornalismo non è un bene di tutti, che la faccenda è materia di una corporazione inutile e spazzata via dal tempo, che, anzi, è venuto il tempo di togliersi i guanti e lasciare che qualche rompicoglioni abbia ciò che merita — in un vicolo, in una piazza, in rete — con una robusta dose di minacce (se necessarie, di morte) o di legnate, è un Paese che ha cominciato a perdere se stesso. Che comincia a danzare pericolosamente su un abisso dove la logica del “redde rationem” deve progressivamente consegnare ogni presidio di libertà e chi la garantisce a una spaventosa conta. O con me o contro di me. Dove ogni mediazione salta. Dove l’informazione non ha più diritto di cittadinanza perché ormai etichettata come «serva» o «bugiarda». Dove a ogni poliziotto viene imposto di decidere in solitudine se essere moschettiere del Re o cittadino. E dove i militanti dell’ultradestra ballano, proteggendosi con l’articolo 21 della Costituzione, la libertà di espressione.

Il pomeriggio di Genova è un modesto avviso. Per tutti. E che un giorno, speriamo non arrivi mai, nessuno dica di non essersene accorto.