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23/01/2021 19:05:00

Condannato per mafia e morto in carcere. Dubbi sul decesso, nuove indagini

La morte di Salvatore Lupo, 31enne monrealese, avvenuta il 16 dicembre del 2019 in una cella del carcere di Frosinone dove stava scontando una condanna per mafia, potrebbe non avere delle cause naturali. Il gip ha infatti rigettato la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura laziale e ha disposto altri sei mesi di indagini, accogliendo l'opposizione degli avvocati della famiglia del giovane.

Il giudice ha ordinato nuovi esami tossicologici e cardiologici proprio per chiarire i motivi del decesso. "Eravamo certi - dicono gli avvocati di parte civile - che il decesso di un giovane di soli 31 anni e di corporatura robusta, abituato agli sforzi fisici, non potesse essere archiviato come morte improvvisa e dovuta a cause naturali". Per i legali, si tratterebbe invece un caso "evidente di colpa medica, dovuto a un errore dei sanitari del carcere".

Dopo la morte di Lupo,  condannato a sei anni nel processo "Nuovo Papa" contro la cosca di Monreale, la sua famiglia aveva presentato una denuncia contro ignoti. La Procura di Frosinone aveva disposto l'autopsia e il medico legale aveva concluso spiegando il decesso per "insufficienza cardiocircolatoria" e al quel punto il pm aveva chiesto l'archiviazione del fascicolo.

I legali della famiglia Lupo opponendosi hanno prodotto cartelle cliniche e documenti sanitari per attestate le condizioni di salute del detenuto. Hanno depositato una consulenza di parte che ha messo in luce presunte lacune nell'autopsia. La morte di Lupo secondo i legali potrebbe essere conseguenza dell'assunzione di alcuni farmaci che erano stati prescritti al giovane dai medici del carcere di Frosinone. Nella cella sarebbero state ritrovate delle pillole che non sarebbero mai state oggetto di alcuna indagine.