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11/02/2025 06:00:00

Scuola politica DC, tra polemiche e defezioni: il PD si sfila, Cuffaro replica

La scuola di formazione politica voluta dalla DC di Totò Cuffaro, anima della stessa è Carmelo Pace, capogruppo all’ARS del partito, inaugurata il 31 gennaio scorso, sta avendo degli strascichi di polemica imbarazzanti.


Il fatto
Cuffaro e Pace hanno voluto creare un momento di confronto, con 18 appuntamenti diversi, che si dovevano snodare fino al marzo 2026.
Tutte le forze politiche sono state coinvolte, ne è nata subito una grande polemica con Ismaele La Vardera e il M5S. Nuccio Di Paola d’intesa con La Vardera hanno fatto sapere che sarebbero andati solo per dire che l’allora governo regionale targato Cuffaro fece danni irreparabili alla politica, che continua a farla il cuffarismo. Invito ritrattato, poi di nuovo concesso. Insomma nè Di Paola e nemmeno La Vardera andranno. Da lì ne è nata tra i vari invitati di centrosinistra una riflessione interna, che ora è diventata esterna. A dare picchi anche Antonello Cracolici, deputato regionale e presidente della commissione antimafia, stessa posizione assunta da Michele Catanzaro, capogruppo dem all’ARS.
Il Pd però cerca di non creare il caso e annuncia l’assenza con una nota stampa: “Alla luce della mancata partecipazione di alcuni esponenti delle opposizioni e del dibattito che si è sviluppato successivamente all’iniziale adesione, il capogruppo PD all’Ars Michele Catanzaro ed il parlamentare regionale Antonello Cracolici, ringraziando gli organizzatori per l’invito ricevuto, li hanno informati della decisione di non confermare la loro presenza agli eventi in programma a Ribera”.


La replica
Cuffaro non ha mai replicato nè a La Vardera e nemmeno a Di Paola, ha tenuto un profilo diverso rispetto a Pace e a Stefano Cirillo, dirigenti di primo piano. La questione del Pd però è diversa e decide di intervenire in prima persona: “Ho dovuto, a volte con tristezza, prendere atto che persone che avevano issato nel passato il vessillo etico nei miei confronti e brandito contro di me la bandiera della moralità, essi stessi, nel tempo, questo diritto hanno perso cercando nell’oblio la loro difesa e, ahimè, nel silenzio tardivo, il loro ristoro… Ho aspettato, e adesso aspetto ancora, senza preoccuparmi, di attendere e, neppure, di essere oggetto di non buone e ipocrite attenzioni e imponendomi di non dare spazio al risentimento e, comunque, di non ostentare sicurezza, ma necessaria umiltà. Sforzandomi però di dare al mio sogno le sue giuste ragioni sopportando, non con rassegnazione, ma con resilienza di veder le cose in cui credo e per cui ho dato la vita oltraggiate e, però, pronto e con immutata passione a riprenderle e portarle avanti senza farmi condizionare da chi pensa di poter ancora utilizzare, in quello che, nella mia idea, dovrebbe essere un confronto politico, strumenti logori e inappropriati”.
Il segretario nazionale della DC è amareggiato ma afferma di andare avanti: “Anche stavolta andremo avanti con l’amarezza della mancata conferma al corso di formazione di uno stimato presidente dell’antimafia regionale e del capogruppo del PD col quale non per poco tempo abbiamo condiviso partito idee e valori. Ma forse è giusto così, i tempi della politica cambiano e ci cambiano. Le storie di ciascuno di noi sono punteggiate da verità che sono difficili da uccidere e da pregiudizi e ipocrisie per loro natura effimeri”.