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31/03/2012 04:51:23

Rifiuti a peso d'oro in Sicilia. Aumenti delle tasse del 34% in provincia di Trapani

In assoluto, in Italia la spesa media annua più alta si registra, come detto, in Campania, la più bassa in Molise 146,5€, a dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese, che trova conferma anche all’interno di una stessa Regione: in Sicilia, a Siracusa la Tarsu arriva a costare 11€ in più della Tarsu che si paga a Catania, 69€ in più alla Tia che si paga ad Agrigento, 122€ in più rispetto alla Tarsu che si paga ad Enna, 146€ in più rispetto a Ragusa, 156€ in più di Messina, 162€ in più di Trapani, 165,5€ in più di Caltanissetta e addirittura 189€ in più di Palermo.
Da notare come in Sicilia dal 2010 al 2011 si sia registrato un lieve decremento tariffario (-0,3%), in controtendenza rispetto a quanto registrato a livello nazionale (+2,1%).
Italia che vai, rifiuti che trovi: Il Sud ne produce di meno ma gli costano di più: in media, per pagare la bolletta dei rifiuti si spende di più nelle regioni del meridione (264€), dove l’aumento rispetto al 2010 è stato dell’1,5% (+15% rispetto al 2007); seguono le regioni centrali (252€), +2% rispetto al 2010 (+14,5% rispetto al 2007) e il Nord Italia (228€) con un +2,2% rispetto al 2010 (+12% rispetto al 2007).
Di contro, è il Centro che registra la media più elevata in quanto a produzione pro capite di rifiuti: (604 kg), seguito da Nord (530kg) e Sud (493 kg).
I virtuosi della raccolta differenziata, invece, sono le regioni del Nord, nettamente avanti (48%, sostanzialmente in linea con quanto stabilisce la legge) rispetto a Centro (25%) e Sud (19%).
Nello studio realizzato dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva, l’analisi a carattere nazionale del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in termini di costo sopportato da una famiglia-tipo di tre persone con reddito lordo complessivo di 44.200€ ed una casa di 100 metri quadri.
L’indagine ha riguardato tutti i capoluoghi di provincia nel 2011, ed è disponibile on line su www.cittadinanzattiva.it con il prospetto per ciascun capoluogo e la composizione delle voci di costo.
Tia o Tarsu? A più di dieci anni dal Decreto Ronchi del 1997, nessun capoluogo siciliano, ad eccezione di Agrigento, è passato dalla Tarsu alla Tia. Inoltre, rispetto al 2010, tra i capoluoghi di regione, Ragusa e Catania hanno fatto registrare un corposo incremento tariffario (rispettivamente +10,1% e +8,5%). In positivo, i costi sono rimasti invariati a Caltanissetta, Messina, Palermo, Siracusa e Trapani, addirittura in calo ad Enna (-9,8%) e Agrigento (-9,7%). Dal 2007 ad oggi, invece, gli aumenti sono stati consistenti a Caltanissetta (+40%), Trapani (+34,6%) e Ragusa (+31,8%).
Produzione e gestione dei rifiuti: secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (presentato nell’aprile 2011), nel 2009 in Sicilia la produzione pro capite di rifiuti urbani è diminuita dell’1,9% rispetto all’anno prima. In negativo, il livello di raccolta differenziata si ferma solo al 7,3% del totale dei rifiuti prodotti in regione (fonte: ISPRA, 2011), a fronte di una media nazionale pari al 33,6%.
Caro bollette in Italia: in media, in un anno la nostra famiglia-tipo ha sostenuto nel 2011 una spesa di 246 euro per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, con Napoli quale città più cara per le tariffe rifiuti (508€) e Isernia la più economica (122€).
Il commento di Antonio Gaudioso, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva: “La gestione del ciclo dei rifiuti è emblematica delle tante contraddizioni di cui è vittima il nostro Paese: il servizio non migliora mentre i costi sopportati dalle famiglie sono sempre maggiori. In particolare, le tariffe aumentano di più nelle zone del Paese a più basso reddito: negli ultimi 5 anni, sono aumentate mediamente del 44% in Campania e del 20% circa in Calabria. Da Sud a Nord, gli incrementi si registrano ovunque, a dimostrazione della mancanza di una politica nazionale della gestione dei rifiuti, capace di legare gli elementi di costo ad elementi di qualità del servizio, a tutto vantaggio di chi continua ad operare in assoluta assenza di trasparenza. La conseguenza di tutto ciò è che in Italia, più del 40% dei rifiuti va ancora a finire in discarica, la raccolta differenziata stenta al Centro e al Sud e il coinvolgimento dei cittadini nella valutazione del servizio, previsto dal 2008, è ancora un’utopia”.