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31/10/2020 10:00:00

L'obesità infantile

L’obesità infantile è un problema in crescita e preoccupante. Purtroppo i genitori non sembrano essere bravi a trattarlo. Anzi, manifestano tantissimi dubbi nati spesso dal confronto con singoli articoli di giornale allarmistici su uno o l’altro alimento. Ci si è resi conto che la maggior parte della gente segue diete senza averne realmente bisogno mentre le persone in reale sovrappeso o obese non ricevono un supporto adeguato.

Con la conseguenza che non si cura chi ne avrebbe bisogno (specialmente per allontanare il rischio di patologie croniche legate al sovrappeso) e si apre a squilibri e carenze nutrizionali per motivi meramente estetici. Per diffondere un’informazione corretta e aiutare i genitori a mantenere il peso dei loro figli ai giusti livelli, la Fondazione Italiana per la Lotta all’Obesità Infantile ha realizzato un documento che risponde a una serie di interrogativi.

L’obesità è una patologia multifattoriale: nella sua eccezione deve essere considerata una patologia metabolica che in alcuni casi ha tra le sue cause un disturbo alimentare. I valori dell’inattività fisica e dei comportamenti sedentari mostrano un piccolo miglioramento, pur rimanendo elevati: il 16% dei bambini pratica sport soltanto per un’ora a settimana o anche meno; il 17% non ha fatto attività fisica il giorno precedente l’indagine; il 42% ha la tv in camera; il 36% guarda la tv e gioca con i videogiochi per più di 2 ore al giorno e solo un bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta.

Sovrappeso, obesità e stili di vita non salutari rappresentano una sfida rilevante per la sanità pubblica. In particolare, la loro diffusione tra i bambini è preoccupante in quanto predittori di future condizioni di salute sfavorevoli, considerando l’attuale quadro epidemiologico caratterizzato dall’alta prevalenza delle malattie cronico-degenerative. A ciò si aggiunge il fatto che i genitori non sempre sono consapevoli dei problemi relativi al peso dei propri figli: tra le madri di bambini in sovrappeso o obesi, il 38% non ritiene che il proprio figlio sia in eccesso ponderale.

Il problema della comunicazione terroristica: alcune testate giornalistiche talvolta veicolano informazioni fuorvianti, spesso sulla base di dati di studi sperimentali o modelli non umani che prevedono un elevato rischio di errore di stima. Meno spesso il sovrappeso e l’obesità vengono presentate come malattie con una origine complessa e dipendente da numerosi fattori, nutrizionali ma anche psicologici, comportamentali, sociali. La semplificazione e l’orientamento ad individuare un solo colpevole però non è funzionale a risolvere un problema che spesso necessita di un vero e proprio intervento medico e di un protocollo in cui si agisca su diversi comportamenti.

Un importante giornale italiano ha citato, in passato, una ricerca dell’Università dello Utah in cui un gruppo di topolini da laboratorio è stato alimentato con una dieta sana a cui è stato aggiunto il 25% di zucchero per un periodo di 32 settimane e ha concluso che i topi nutriti con questa dieta speciale non erano diventati obesi e non mostravano disturbi metabolici, ma nelle femmine la mortalità era raddoppiata e nei maschi era diminuita la capacità di procreare. Traslato su un modello umano, per avere degli effetti negativi, una persona dovrebbe assumere una dieta con il 25% di zuccheri aggiunti per circa 25 anni.

Uno studio che non può essere presentato senza un commento che lo illustri nelle sue implicazioni e che sottolinei come i due modelli non possono essere paragonati. Sostanzialmente qualsiasi alimento consumato in eccesso può essere dannoso per l’organismo.
Si può parlare di “dipendenza” da un nutriente? La dipendenza è definita come uno stato in cui l’organismo sviluppa una tolleranza nei confronti degli effetti di una sostanza per cui il soggetto deve assumere dosi sempre maggiori per ottenere l’effetto desiderato. Il tutto parte da una droga, ossia una sostanza psicoattiva che altera lo stato mentale. L’organismo, invece, è programmato per cercare cibi utili alla sopravvivenza: il sale perché regola l’equilibrio elettrochimico, lo zucchero perché fornisce energia muscolare e cerebrale, i grassi come fonte di energia e riserva.

I nutrienti e gli altri elementi biologici che formano i cibi interagiscono tra loro in maniera sinergica e complessa. Ogni alimento infatti contiene i cosiddetti micronutrienti (vitamine, minerali, acidi grassi) e bio componenti come antiossidanti, composti fenolici, fitoestrogeni che interagiscono tra loro. Diverse autorità sanitarie internazionali e gruppi di studio sostengono che il nuovo trend di ricerca debba essere più correttamente orientato all’analisi dei cosiddetti modelli dietetici.

Ovviamente, la dieta degli adulti americani è molto diversa da quella europea e italiana in particolare: il 37,1% degli zuccheri aggiunti proviene dal consumo di bevande gassate; il 13,7% da snack a base di cereali; l’8,9% da bevande alla frutta; il 6,1% da dessert a base di latticini e il 5,8% da caramelle. Negli Stati Uniti l’apporto di calorie fornite essenzialmente dallo zucchero è di circa 500 calorie al giorno, dato nemmeno lontanamente sovrapponibile alla quota europea.

Uno studio autorevole pubblicato su Journal of Human Nutrion and Dietetics in cui un ampio gruppo di bambini di 10 anni è stato seguito dal 1973 al 1984 per valutare se l’assunzione di caramelle e cioccolatini, fosse predittiva di aumento di peso o rischio cardiovascolare quando fossero diventati giovani adulti. Le conclusioni sono state che questi livelli di consumo non costituiscono un rischio per l’aumento di peso in età adulta o per lo sviluppo di problemi cardiovascolari.

Per le linee guida sul trattamento dell’obesità bisogna sapere che un grammo di grassi fornisce 10 calorie, un grammo di proteine ne apporta ben 7 e i carboidrati solamente 4 per grammo. Inoltre, numerose ricerche hanno evidenziato che le persone che assumono regime alimentare ricco di carboidrati tendono naturalmente a mangiare cibi grassi e viceversa. Solo il 10% della popolazione introduce il 25% delle calorie giornaliere dallo zucchero, con aumento del rischio cardiovascolare che aumenta del 38% rispetto ai moderati.

E’ necessario dunque fare degli interventi mirati solo sui soggetti che presentano elevati profili di rischio e non sulla popolazione generale. In conclusione, nell’alimentazione della popolazione generale bastano equilibrio nelle quantità, varietà e buonsenso. In un individuo sano le evidenze scientifiche mostrano che un regime alimentare a base di carboidrati (dal 55% al 60-70% per chi fa esercizio fisico regolare/quotidiano), pochi grassi (20%) e circa il 12-15% di proteine, frutta e verdura rimane magro senza sforzi.


Dott. Angelo Tummarello
Pediatra di famiglia Marsala
Consigliere provinciale Federazione Italiana Medici Pediatri
già Consigliere Regione Sicilia Società Italiana Pediatria Preventiva e Sociale
Ricercatore e divulgatore scientifico
Cell. 3384553511
Email: dott.a_tummarello@libero.it