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08/09/2023 06:00:00

Lo stupro di gruppo, la violenza sulle donne, le baby gang. I padri, i figli

Qualche giorno fa il sito della rivista The Atlantic ha lanciato un gioco simpatico, una di quelle cose estive, divertenti.  Ognuno inserisce la propria data di nascita, e il sito ci dice tutti gli eventi che hanno cambiato la nostra vita, prima e dopo. Io ho inserito la mia: 30 Agosto 1977. La prima informazione che ne ho ricavato già era clamorosa: la mia generazione è la prima nata dopo l'invenzione del Mac da parte di Apple. Quando io sono nato, insomma, i computer già c'erano. Tutto aveva avuto in qualche modo inizio.

E' una cosa talmente ovvia che noi non ce ne rendiamo conto, ma il mondo come lo conosciamo non è sempre stato così. C'è stato un prima per tutto. Lo spiego soprattutto ai ragazzi quando gli racconto  che c'è stato un "prima" anche per internet, per la rete. Loro mi guardano con l'accondiscendenza che si deve ai vecchi, ma non mi credono. Così come io non credevo a chi mi diceva che una volta non c'era la televisione, d'altronde. 

C'è stato un prima, c'è sempre un prima. Per tutto. Anche per il nostro rapporto con il sesso. Qui racconto una cosa che mi è accaduta tempo fa: finisco un corso di giornalismo in una scuola superiore, con la classe c'è una certa empatia, con i maschi, soprattutto, che sono "sperti", c'è complicità. Uno degli studenti si avvicina per ringraziarmi e mi fa: le mando una cosa su whatsapp. Mi arrivano un user e un codice. Chiedo: cos'è. E lui mi spiega che è la password premium per uno dei siti xxx più noti al mondo. Si, quel ragazzo, come segno di ringraziamento e di amicizia, aveva deciso di condividere con me la password del suo account premium per vedere video porno on line.

Perchè anche in quello c'è un prima e c'è un dopo. Prima, per noi ragazzi il sesso era una scoperta. Nessuno sapeva come erano fatte le "femmine", e credo che la cosa fosse vicendevole. Qualcuno più smaliziato te lo spiegava, ma dovevi sempre fare la tara tra ciò che era vero e ciò che era inventato. La mia lista di cose che credevo vere sul sesso e che non lo sono è lunghissima (una su tutte: noi eravamo davvero convinti che la Coca - Cola, utilizzata in un particolare modo, fosse un contraccettivo), ma è questo il senso dell'evoluzione umana. Chiedersi, capire, tentare, sbagliare, ritentare. E si. Ci facevamo molto male. Ci facevamo molto bene. Era la vita, ragazzi. Non bisogna mai cedere alla retorica dei "bei tempi andati":  anche allora c'era la violenza, anzi, spesso era coperta dal silenzio più schifosamente omertoso. Ma nelle nostre vite quotidiane, il sesso era scoperta. Ripeto: farsi bene, farsi male.

Una delle conquiste della nostra società, invece, oggi, è la quantità pressochè smisurata di contenuti pornografici a disposizione di tutti, senza limiti di luogo, età, religione, etnia. Uno dei tanti bambini che vedo, a soli cinque anni, giocare con il cellulare in mano mentre i genitori fanno altro (o giocano con il cellulare in mano anche loro) può accedere tranquillamente ad un sito XXX. I ragazzini di 12 - 14 anni oggi sanno tutto del sesso. Il corpo, le posizioni, il piacere. Non devono scoprire più nulla. E, purtroppo, non devono imparare più nulla. E sono convinti non solo che tutto gli è dovuto, ma che il corpo delle altre e degli altri, sia, essenzialmente, a loro disposizione. 

Quei ragazzi di Palermo, autori di quella terribile violenza di gruppo, i loro coetanei a Caivano, non hanno fatto altro che ripetere e mettere in scena qualcosa che avevano già visto altre mille volte, e che a loro era sembrato "naturale", perchè non ne percepiscono la brutale violenza, la bestialità, l'assoluta inumanità. Per loro è la continuazione del porno con altri mezzi. Perchè per loro non c'è un "prima" in cui il sesso era altro. Il sesso è quello

Che facciamo? Li castriamo? Li mettiamo nel carcere a vita? Li costringiamo a vedere - come in una sorta di cura "Ludovico" - video virali di prof che li ammoniscono sulla loro cattiva educazione? Ci inventiamo nuovi reati e protocolli? Cosa facciamo con questi maschi violenti che ogni giorno riempiono le pagine della cronaca? Io non lo so. Ma è tutto inutile. Perchè poi il discorso si allarga, e uno rischia di fare il moralista boomer, ma in certe pubblicità "hot" delle griffe di moda, in molte battute che si sentono alla tele, nelle scene delle fiction idolatrate dai fan, questo schema si ripete. 

Non lo so proprio, già. E per questo non volevo scrivere queste righe, perchè vedo intorno a me che tutti hanno idee, soluzioni, colpevoli, e ci tengono a farlo sapere, e io invece idee non ne ho. Penso poche cose, magari sbagliate. E poi di queste storiacce  sono pure informato male, perchè la cronaca nera non mi ha mai appassionato, e poi sono fatti accaduti nel mio periodo di "fermo biologico", in quei dieci giorni dell'anno in cui faccio la più bella delle vacanze, che non è un viaggio in un'isola remota, anzi, è a chilometro zero. Semplicemente, stacco la connessione e i dati. L'ho fatto anche quest'anno, è stato rigenerativo. E ad un certo punto ho cominciato di nuovo a guardare il mondo intorno a me, le persone, le cose, e a fare foto. Foto belle, foto mie, fatte perchè volevo farle, non per essere pubblicate e condivise. Adesso, nel primo freschetto settembrino, ogni tanto mi trovo già a scorrere la galleria, per prepararmi alla prossima autunnale maliconia. Ci sono due foto, tra tutte, che mi sono care. In una ci sono i miei figli che, caso più unico che raro, giocano insieme (per capirci, è tipo il passaggio della cometa di Halley).  In un'altra, invece, ci sono le orme di due piedi sulla riva della spiaggia. Uno è il mio piedone sgraziato, l'altro è il piede esploratore di mio figlio. E' un  gioco che abbiamo fatto insieme. Guardo questa immagine che riprende i due solchi, la schiuma che preannuncia l'onda, che poi cancella tutto, fino ai prossimi passi, e penso alle cose piccole e bellissime che abbiamo fatto insieme. E  mi dico, che in fondo, al di là di ogni analisi, è proprio questo che ci manca: padri che camminano con i figli, orme che si affiancano, un passo dopo l'altro.

Giacomo Di Girolamo  

P.S.: Questo editoriale è stato scritto prima della terribile vicenda di cronaca di ieri: l'omicidio di una donna di 39 anni, Marisa Leo, da parte dell'ex compagno. Marisa Leo era prima di tutto un'apprezzata e competente professionista del mondo del vino. Si occupava di marketing e comunicazione per una delle più importanti cantine del territorio, Colomba Bianca.
Amava la Sicilia, e la raccontava ogni giorno con il suo lavoro.
Amava sua figlia.
Amava questa terra e il suo futuro.
Amava anche un uomo, prima, poi non l'ha amato più. Quest'uomo, che di nome fa Angelo, ma che angelo non era, ieri l'ha attirata in una trappola, in una cantina tra i vigneti che Marisa amava tanto. Forse per questo lei è andata a quell'appuntamento: pensava che tra le viti non potesse accaderle nulla di male. Ed invece Angelo l'ha Quando si colpisce una donna come Marisa Leo (ma più in generale, quando si fa violenza ad una donna) si respinge la bellezza, si distrugge l'energia essenziale della vita (della vita di tutti noi) su questa nostra terra. Si cancellano le orme: dei passi dei padri, dei passi dei figli.