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25/12/2023 20:00:00

 Mattino in Sicilia

Terso ed allegro è il cielo di Sicilia,
quando al mattino s'ode rumore d'armenti
effondersi sopra balze assolate,
e sui gialli pascoli del grano
appena mietuto,
costeggiando torrenti celati
di verdi frescure,
v'è odore di menta.

Accompagna il pastore
l' imponente veduta dei monti
cresciuti dalla spuma del mare
ove s'ergono, misteriosi, ai suoi fianchi.
Voci lontane quasi inesplicabili, s'odono
tra i campi di Sutera. Sembrano
atavici canti o antiche nenie dissepolte
in un campo di grano.

Sono giovani antichi, e
I loro occhi brillano di luce
rapita, pur nell'immane fatica.
I loro gesti sublimano
il tempo, come le
antiche sembianze che riaffiorano
stanche, ma vive,
tra i vicoli di Mussomeli e
sotto l'inespugnabile Castello.

Giovani guerrieri Sicani a Casteltermini,
danzano alla festa del Tatarata',
come a quella dei Diavoli di Gangi
di Lercara e di Montedoro,
Imbevuti di voluttà.
In ogni parte il cielo azzurro si scompone
quando fra le nubi compare, dopo il gran volo, Dedalo sorridente
sulle terre di Cocalo.

Il tempo sembra essersi fermato.
Ovunque noi andiamo,
il passato ci guida, e da un'ombra traspaiono mille ombre.
Invochi anche tu, o straniero, la soave
fanciulla rapita, che triste si è addormentata sulle rive del Lago,
affinché Cerere, sua mirabile Madre, ci sia propizia nel raccolto per l'anno a venire?

Che tu possa saziarti e gioire
alla nostra tavola, o straniero,
finché lo vorrai, e sii il benvenuto
in ogni tempo.
D' altronde, nessuno qui da noi è mai stato straniero davvero.
Ti guarderò mentre sospiri,
oh terra dai dolci lamenti.

Anch'io, come tutti, ho pianto ogni volta,
quando le spalle ho dovuto voltare
al tuo bel viso,
e da Scilla, le luci di Zancle furono per noi, sempre, tristi lumini di veglie come mille lacrime accese
su ogni docile volto che migra,
tra dolore e dolore, tra morte
e rimpianto.

Noi non ti lasceremo mai
o terra impareggiabile,
ovunque noi andremo.
Il vento ora sibila antichi versi;
porta con sé la tenue polvere
del Sahara e la voce dei mille popoli
che ti hanno amata,
oh Sicile.

Marcello Ritondo