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18/03/2024 22:00:00

Le sette virtù capitali e la politica lilibetana

Le sette virtù capitali declinate nella politica partitica lilibetana e tra i suoi sodali. Sull'utilizzo del sostantivo che indica un compagno di qualsiasi genere, politico, artistico, scolastico e così via, e che nell'antica Roma era membro di un sodalizio, si spera che non crei nessun malumore, come accaduto in passato definendo nella scorsa consiliatura i contubernali presidente e vicepresidente del Consiglio comunale di Marsala. Dopo questa divagazione, si ricordano le 6+1 qualità essenziali: fede, speranza, carità, prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.

La fede è quella per cui crediamo a tutto ciò che il capo politico ci ha detto e rivelato, e che il partito-movimento-lista ci propone da credere, perché è la stessa verità. A Capo Lilibeo è stata smarrita da otto/nove consiglieri comunali che hanno condotto Grillo a quartiere spagnolo. Incrollabile quella del presidente del Consiglio e alcuni colleghi.

La speranza è quella per cui desideriamo il regno del programma, la visione della città come nostra felicità e quella dei cittadini. Dopo 40 mesi di sindacatura è stata persa quasi da tutti.

La carità: amiamo il capo sopra ogni cosa per sé stesso, e i nostri elettori come noi stessi per amore del leader. Più che amore per Grillo, nella maggioranza si nota quello del potere di piccolo cabotaggio.

La prudenza dispone la ragione pratica a discernere, in ogni circostanza, il nostro vero bene e a scegliere gli strumenti adeguati per attuarlo. La si sta utilizzando eccessivamente per la presentazione della mozione di sfiducia al sindaco.

La giustizia consiste nella volontà costante e ferma di dare al cittadino ciò che gli spetta. Ad oggi, una chimera.

La fortezza assicura, nelle difficoltà, la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Mutando da Marcel Proust, in questo pregio si è "Alla ricerca del tempo perduto".

La temperanza modera l'attrattiva dei piaceri sensibili e rende capaci di equilibrio nell'uso del ruolo che si riveste. Assente perché non si è rinunciato al cieco appagamento personale.

Si potrebbe obiettare che non si tratti di virtù, ma di vizi, sinceramente non si crede che nonostante tutto, nell'assise qualcuno ne abbia facoltà.

Vittorio Alfieri