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27/09/2020 02:10:00

Le dimissioni di Becciu, il sacro e il profano

 Sacro e profano. È il dilemma che da più di 2mila anni tormenta il cristianesimo. Dopo la morte di Gesù Cristo, particolarmente il cattolicesimo.

Episodio emblematico è quando Gesù a Gerusalemme in prossimità della Pasqua dei giudei cacciò i mercanti dal tempio tra cui i cambiamonete . Inizialmente per il cristianesimo la pentarchia, teoria che suddivideva il governo della cristianità in 5 sedi episcopali Roma-Gerusalemme-Alessandria-Antiochia-Costantinopoli, fu espressione della profanità. Il grande scisma avvenne perché Roma voleva il primato nei confronti delle altre sedi, e di sacro al di là della dottrina del "filioque", marginale, ci fu null'altro. Terminò il potere temporale con la fine dello stato pontificio. Nel secolo scorso lo scandalo dello IOR, istituito per le opere di religione, la banca del papa. A dirigerla l'arcivescovo Paul Marcinkus, i pentiti Calcara e Marino Mannoia hanno dichiarato che la mafia riciclava il danaro nella banca vaticana. Siamo ai giorni nostri, si è dimesso e ha rinunciato ai diritti e privilegi cardinalizi Giovanni Angelo Becciu, già vice segretario di stato e fino al 24 settembre c.a. prefetto emerito della congregazione della cause dei santi. Sarebbe accusato di peculato per 100mila € destinati alla Caritas di Ozieri, il cardinale, ex, boh non lo so questi sono sofismi del diritto canonico, e già stato al centro di un acquisto di un immobile in Londra per 200 milioni di euro molto discusso. Si è rimesso alla volontà papale e promesso fedeltà a Francesco.

Ha detto di riservarsi la facoltà di querelare. Indovinate chi? Ovviamente i giornali. Ma il cattolicesimo non professa il perdono? Naturalmente dopo pentimento. E vabbè sono in tempo sempre che lo siano fino all'ultimo respiro. Poi la diffamazione e l'onorabilita don Becciu sono miserie umane, non da santi. Tutto profano niente di sacro nell'accezione teologica.

Vittorio Alfieri